Bill Gates a TED ne parlava nel 2015

“Non c’è bisogno di andare nel panico … ma dobbiamo andare avanti”

https://m.youtube.com/watch?v=

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Nel 2014, il mondo ha evitato un terribile scoppio globale dell’Ebola, grazie a migliaia di operatori sanitari disinteressati – e, francamente, grazie ad un fortissimo in bocca al lupo. Con il senno di poi, sappiamo cosa avremmo dovuto fare di meglio. Quindi, ora è il momento, suggerisce Bill Gates, di mettere in pratica tutte le nostre buone idee, dalla pianificazione degli scenari alla ricerca sui vaccini fino alla formazione degli operatori sanitari. Come dice “Non c’è bisogno di andare nel panico … ma dobbiamo andare avanti”

COVID-19 il nuovo modello AUTOCERTIFICAZIONE

 

e’ ON -LINE il nuovo modello AUTOCERTIFICAZIONE COVID-19 Aggiornato con la dichiarazione di “NON QUARANTENA”

In caso di spostamenti contiene una nuova voce con la quale l’interessato deve autodichiarare di non trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 1, comma 1, lett. c) del D.P.C.M. 8 marzo 2020 che reca un divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus “COVID-19”.

Il nuovo modello prevede anche che l’operatore di polizia controfirmi l’autodichiarazione, attestando che essa viene resa in sua presenza e previa identificazione del dichiarante. In tal modo il cittadino viene esonerato dall’onere di allegare all’autodichiarazione una fotocopia del proprio documento di identità.

Puoi Scaricarlo  Cliccando QUI

Cliccando QUI trovi invece il Testo dellla Comunicazione Del Ministero dell’ Interno

 

  

La Mia Idea di Capitalismo Umanistico

Ci e’ piaciuta…e quindi Condividiamo un’ intervista a Brunello Cucinelli, Imprenditore di grande spessore morale.

Ho fatto del capitalismo umanistico la guida della mia condotta di imprenditore fin dai primi passi, e ho immaginato e coniato per l’impresa tale espressione.

Brunello Cucinelli

Ma concretamente cos’è il capitalismo umanistico? Abbiamo avuto dei grandi maestri che ci hanno educato, sono stati e sono i nostri modelli ispiratori, ci hanno detto una cosa magica: vivere in armonia e senza danno per il creato. Un’idea giusta, che è nata anche grazie a loro, un’idea contemporanea.

Ebbene, ciò che io intendo per capitalismo umanistico è questa idea, questo concetto del “giusto”. Il giusto profitto, un profitto sostenibile, commisurato e armonizzato con il dono, ecco il primo grande tema: immagino un grande equilibrio tra profitto e dono; donare al mondo sentendosi custodi del creato, lasciare a chi verrà dopo di noi non lo stesso mondo che abbiamo trovato, ma addirittura un mondo reso più amabile.

Il secondo grande tema: fare profitti con etica, dignità e morale. Non so se ci sono riuscito, ma questo ho voluto fare. Non recare danni all’umanità, o perlomeno recarne il meno possibile.

Nei tempi contemporanei, con l’arrivo di internet, tu devi essere credibile. Colui che gestisce l’impresa deve essere vero, perché oggi tutto ciò che dici e fai è dinanzi agli occhi di tutti. E basta una volta sola per perdere la credibilità.

BRUNELLO CUCINELLI

Immagino il capitalismo umanistico come una grande armonia entro la quale il profitto, il dono, la custodia, la dignità della persona umana e l’etica della verità vivono nel reciproco arricchimento.

Monopattini elettrici:le nuove Regole

Limiti di velocità, strade in cui è possibile circolare, età in cui si può guidare un monopattino elettrico, le multe. 

Il decreto Milleproroghe 2020 introduce nuove regole sui monopattini elettrici: dalle strade in cui è possibile l’uso ai limiti di velocità, dall’età in cui è possibile guidare il monopattino elettrico alle sanzioni in caso di violazioni. Vediamo dunque quali sono le norme che giovani e meno giovani dovranno rispettare da oggi in poi.

monopattino-elettrico-helbiz1[1]Dove si può guidare il monopattino elettrico?
I monopattini elettrici possono circolare su tutte le strade urbane con limite di velocità di 50 km/h. È consentito usarli anche sulle piste ciclabili extraurbane. Al contrario, gli altri micromezzi come segway, hoverboard e monowheel restano confinati in aree pedonali, piste ciclabili urbane e zone 30 km/h.

A quale velocità possono andare i monopattini elettrici?
Veniamo al limite di velocità. I monopattini elettrici non possono superare i 25 km/h (6 km/h nelle aree pedonali) e la potenza del loro motore elettrico non può superare 0,5 kiloWatt.

A quale età si può guidare un monopattino elettrico?
Per guidarli bisogna aver compiuto 14 anni; tuttavia, chi non ha ancora compiuto 18 anni dovrà obbligatoriamente indossare il casco (non è chiaro di che tipo, si può presumere sia quello per bici).

Quali obblighi ci sono di sera o notte?
Quando il Codice della strada impone di accendere le luci, chi guida un monopattino elettrico deve indossare bretelle o giubbino riflettenti; se non si hanno le luci, il mezzo va condotto a mano.

Si può circolare in due sul monopattino elettrico?
Si deve guidare in piedi, non si possono portare passeggeri e si deve circolare in fila indiana se la situazione lo richiede (in ogni caso, non possono stare affiancati più di due monopattini).

Il monopattino elettrico deve essere assicurato?
Solo per i monopattini elettrici a noleggio c’è obbligo di assicurazione.

Quali sono le multe per i monopattini elettrici non a norma?
Se si accerta che un monopattino ha un motore elettrico la cui potenza (intesa come nominale continua) supera 0,5 kiloWatt, scatta una multa (intesa come sanzione amministrativa, quindi dello stesso tipo della maggior parte di quelle previste dal Codice della strada) di 100 euro. Si aggiunge la confisca del mezzo quando la potenza supera i 2 kW

Se il monopattino è costruito in modo tale da avere un posto a sedere, non ha propulsione prevalentemente elettrica o non rispetta altri parametri tecnici (come l’obbligo di luce anteriore bianca o gialla e di luce e catadiottro posteriori rossi), la sanzione è sempre di 100 euro (200 se il mezzo ha caratteristiche non definite).monopattini-elettrici-modelli-migliori[1]

Ci sono multe per chi guida il monopattino elettrico?
Quando non si regge il manubrio con entrambe le mani, si circola affiancati quando è vietato, si trasportano passeggeri o animali, non si accendono le luci o si è minorenni senza casco, la sanzione è di 50 euro.

A chi finiscono le multe se il conducente è minorenne?
La giurisprudenza ritiene che le sanzioni amministrative commesse dai minori per violazione del Codice della strada debbano essere imputate ai genitori che non potranno, pertanto, sottrarsi al pagamento e, in caso contrario, subiranno la notifica della cartella esattoriale e il conseguente pignoramento dei beni.

Tratto da laleggepertutti.it

 

Impatti del Coronavirus sui sistemi sociali e logistico-produttivi (PMI.it)

Riteniamo di utilità comune riportare di seguito quanto pubblicato dal sito PMI.it in merito all’impatto che il Coronavirus avrà nei mercati se non ridimensioneremo le ondate di panico multimediale e propagandistico degli ultimi giorni.

Ecco l’articolo come proposto da PMI.it:

“L’Italia non è la Cina: evitiamo le psicosi da Coronavirus e lavoriamo ad una catena di approvvigionamento sostenibile e resiliente.

Un mese fa il distretto di Wuhan è stato chiuso per contenere il contagio da Coronavirus, il governo cinese ha prolungato le vacanze scolastiche a fine febbraio, le strade hanno cominciato a svuotarsi, ristoranti e negozi a chiudere, le piattaforme di shopping online ad essere subissate di richieste. Molti retailers hanno chiuso le attività: IKEA, Uniqlo e Levi al 50%. Burberry e Prada hanno perso visitatori, la settimana della moda di Shanghai è stata annullata.

L’Italia non è la Cina
Dai contatti di lavoro in Cina ho potuto cogliere smarrimento, preoccupazione e nervosismo. Situazioni e provvedimenti che stiamo iniziando a vivere anche in Italia.

Ma nel nostro Paese, in cui le infrastrutture sanitarie e di assistenza sociale sono tra le migliori al mondo, si può evitare di cadere in simili scenari ridimensionandone gli impatti del Coronavirus, almeno se ondate di panico multimediale e propagandistico non alimenteranno fenomeni di psicosi collettiva.

Di fronte alle discontinuità e alle crisi, le società lottano per mantenere le attività il più “normali” possibile.

Impatto nel breve termine
I mercati azionari hanno registrato il colpo con una caduta degli indici per ora nell’ordine del 5%. La riduzione degli scambi commerciali cross-border potrebbe anche innescare processi inflazionistici che penalizzerebbero anche il mercato obbligazionario, generando una rotazione dei portafogli, in primis da parte dei grandi investitori istituzionali.

L’impatto più immediato si avverte nei settori di attività globali che dipendono fortemente dal commercio e dal turismo, in particolare nei settori dell’abbigliamento, dell’elettronica, dei beni di consumo, degli alimenti e delle bevande e in quello automobilistico. Indubbiamente nel medio periodo gli impatti saranno anche di natura strutturale.

Le strategie di risposta dei Governi variano: alcuni minimizzano la crisi per rimanere aperti agli scambi commerciali il più a lungo possibile, altri hanno un atteggiamento più prudente anche con provvedimenti di chiusura delle frontiere. COVID-19 ha messo in evidenza la tendenza di molti paesi a negare o nascondere le bandiere rosse al fine di evitare impatti economici, ma questo approccio può portare ad una crisi di fiducia nelle istituzioni e nei rapporti internazionali.

Strategie di ripresa
La grande domanda però rimane: quando tutto tornerà alla normalità? Per le comunità e le famiglie colpite dal Coronavirus, per le persone in tutto il Paese preoccupate per la propria salute e per le aziende interessate al benessere dei propri lavoratori che si chiedono quando le attività produttive e commerciali si normalizzeranno.

Questa è diventata una sfida significativa per tutte le aziende, in particolare nei settori manifatturiero e servizi. Più si allungano i tempi, più aumenta la pressione finanziaria per gli imprenditori e i lavoratori.

Consideriamo giustamente l’epidemia di coronavirus prima in termini umani, monitorando il tasso e il grado di infezione e concentrandoci sul costo umano, gli effetti spesso tragici sulla vita e sulle comunità locali e familiari. Ma poi ci si trova anche di fronte ad un cambiamento storico dei rapporti economici e sociali.

Le aziende si trovano ad affrontare grandi sfide su come gestire le scorte ormai non solo nel mercato cinese e su come effettuare ordini futuri. Poiché molte fabbriche cinesi sono chiuse, anche i produttori del sud-est asiatico sono colpiti dalla mancanza di materie prime e componenti. L’impatto del Coronavirus sulla Cina e sul business globale, in particolare sulle catene di approvvigionamento, sarà significativo.

Una lezione da imparare
Un aspetto importante e che solleva un’altra domanda che riguarda gli impatti strutturali e gli sviluppi futuri delle catene di fornitura, ovvero su come costruire una catena di approvvigionamento sostenibile e resiliente, perché i beni e i servizi che forniscono toccano milioni e milioni di vite.

In un recente articolo, la società di consulenza Kearney sottolinea che l’entità della perturbazione che caratterizza i mercati globali non rende più sostenibile la strategia della catena di approvvigionamento convenzionale. Le aziende dovranno ripensare le strategie logistiche, riconfigurando le loro catene di approvvigionamento globali per offrire la massima soddisfazione del cliente prevenendo le discontinuità piuttosto che gestirle con risposte reattive.

Le produzioni just-in-time su richiesta e l’eliminazione del magazzino si sono ormai diffusi e consolidati in tutte le aziende. Tali politiche e prassi operative avranno impatti negativi in molte aziende, in quanto quei modelli gestionali non immunizzano sufficientemente contro una grave interruzione della catena di approvvigionamento.

Il mantenimento di livelli di inventario/magazzino più elevati può costare fino all’1% in termini di maggiori oneri, ma in caso di crisi, i livelli di inventario più elevati sono compensati in termini di soddisfazione del cliente e posizionamento competitivo. È meglio avere una scorta sufficiente e non averne bisogno piuttosto che averne bisogno e non averla. Si dovrà imparare a convivere con inventari più elevati di quanto suggeriscano i modelli logistico-distributivi convenzionali, flessibilizzando una parte della catena di approvvigionamento. Tagliare gli inventari fino all’osso in nome dell’efficienza può infatti rivelarsi una manovra ad alto rischio anche all’interno di un solo paese.

Analoghe considerazioni valgono per le politiche di concentrazione dei fornitori. Certo, si può risparmiare e massimizzare le economie di scala acquistando prevalentemente da un fornitore, ma quando quel fornitore si trova nell’epicentro di una crisi, pandemica o meno, i vantaggi superano i maggiori rischi?

L’epidemia di Coronavirus verrà certamente superata ed è ragionevole ritenere che le catene logistico-produttive globali si normalizzeranno tra qualche mese. Per compensare la produzione persa durante l’epidemia è anche verosimile che inizialmente possano funzionare a tassi di attività più elevati per colmare i gap di fornitura, ma nel medio termine dovranno realizzare dei cambiamenti strutturali per minimizzare impatti sociali, economici e finanziari.”

articolo tratto da pmi.it

http://www.assiconser.com

 

Rc auto, la polizza famiglia si allarga a tutti i veicoli

Il beneficio esteso a tutti ma non si deve aver fatto incidenti negli ultimi Cinque Anni

Polizza famiglia Rc auto, l’Ivass aggiorna le regole: il provvedimento n. 95 del 14 febbraio 2020, attuativo del Dl 124/2019 (con relativa relazione) e’ in vigore da domenica 16 febbraio, senza la ventilata proroga bis.

road people street smartphone

 

Il decreto fiscale (Dl 124/2019) ha esteso le agevolazioni previste dal 2007 dalla legge Bersani (attribuzione della classe di merito maturata dal veicolo del conducente più “virtuoso” del nucleo familiare anche ai nuovi mezzi dello stesso tipo – auto con auto, moto con moto – che entrano nel nucleo) pure a mezzi di tipo diverso, a patto che non abbiano causato sinistri negli ultimi cinque anni.

L’esempio tipico è quello delle moto, spesso guidate da giovani: potranno fruire del bonus maturato dai genitori con le loro auto.

L’altra estensione della Bersani introdotta dalla polizza famiglia sta nel fatto che questi benefici spetteranno anche sui veicoli già presenti nel nucleo familiare, non da subito ma dal rinnovo della polizza ora in corso.

Tutto questo sarebbe dovuto entrare in vigore a Natale, ma mancavano importanti dettagli per arrivare a un’applicazione pratica. Così nel decreto milleproroghe (Dl 162/2019) è stato disposto un rinvio al 16 febbraio.

Si è presto capito che questo non è stato sufficiente e ci si attendeva un’ulteriore proroga, con un emendamento al decreto durante la sua conversione in legge.

Ma giovedì 13 febbraio le commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera non hanno approvato alcun emendamento in questo senso. Hanno invece dato il via libera a un altro emendamento, che – almeno nelle intenzioni – rende applicabile la polizza formato famiglia.

Infatti, uno dei problemi applicativi era che non esistevano norme per il caso in cui uno dei veicoli di famiglia causasse un sinistro: avrebbe potuto continuare a godere della classe di merito del veicolo più “virtuoso” del nucleo familiare o no?

L’emendamento prevede che ci possa essere una retrocessione solo qualora l’incidente costi all’assicurazione «un indennizzo complessivamente superiore a 5.000 euro». Quindi, si ha una sorta di bonus protetto per i sinistri “minori”.

La retrocessione sarà poi a discrezione della compagnia: l’emendamento dice solo che la penalizzazione potrà arrivare fino a cinque classi di merito.

Peraltro, la formulazione della norma non sembra escludere che la compagnia possa decidere di non applicare alcuna penalizzazione.

In ogni caso, gli esperti dell’Ivass e delle compagnie stanno studiando la formulazione letterale dell’emendamento, che potrebbe contenere ulteriori criticità tecniche.

 

Obbligo gomme da neve 2019: da quando e cosa si rischia

Come il 15 novembre di ogni anno anche nel 2019 è ripartito l’obbligo delle gomme da neve o delle catene a bordo, che rimarrà in vigore fino al prossimo 15 aprile a prescindere dalle condizioni climatiche o dalla presenza di neve al suolo. Gli enti proprietari delle strade possono prescrivere che i veicoli siano muniti ovvero abbiano a bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o ghiaccio. 

Sono gli stessi enti che decidono se imporre o meno l’obbligo, segnalandolo mediante l’apposita segnaletica stradale.

L’obbligo delle gomme da neve è valido solo per le auto e per i mezzi pesanti. Sono pertanto esclusi ciclomotori a due ruote e motocicli, che in ogni caso, nel periodo di vigenza del vincolo, possono circolare solo in assenza di neve o ghiaccio sulla strada e di fenomeni nevosi in atto. Le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di montare pneumatici invernali sono piuttosto severe: nei centri abitati la multa va da 42 a 173 euro; fuori dai centri abitati, nello specifico su autostrade e strade extraurbane principali o assimilate, si rischia di pagare da 87 a 345 euro. Al conducente colto sul fatto viene inoltre intimato di fermare la marcia dell’auto, oppure di proseguire solo dopo aver dotato il veicolo di mezzi antisdrucciolevoli.

Ovviamente il rispetto della normativa sulle gomme invernali non deve basarsi solo sul timore di incorrere in sanzioni pecuniarie, ma, soprattutto, sulla necessità di circolare in sicurezza quando le condizioni del fondo stradale possono risultare difficili a causa delle condizioni climatiche. I pneumatici per l’inverno consentono infatti una migliore aderenza al manto stradale, a tutto vantaggio dello spazio di frenata, un minore attrito e anche consumi più ridotti. Le gomme da neve si riconoscono dalla marcatura M+S (Mud+Snow = Fango + Neve) o anche MS, M/S, M-S o M&S presente sul fianco. Anche se le migliori prestazioni su fondi innevati o ghiacciati vengono offerti dagli pneumatici contrassegnati, oltre che dalla scritta M+S, anche da una montagnetta a tre punte con un fiocco di neve all’interno.

Per quanto riguarda invece i cosiddetti pneumatici all seasons, hanno un battistrada di altezza intermedia tra quella delle gomme invernali ed estive e sono progettati per offrire aderenza sia su asfalto asciutto che bagnato. Si possono utilizzare d’inverno solo se presentano il marchio M+S sul fianco, ma spesso gli esperti li sconsigliano perché nonostante le apparenze sono poco economici e tutto sommato anche meno sicuri degli omologhi prodotti solo invernali o solo estivi.

Articolo tratto da facile.it

GUIDA ALLE TASSE AUTOMOBILISTICHE: LE DIFFERENZE TRA LE REGIONI

Le tasse automobilistiche seguono regole diverse in base alla regione di residenza. Ecco in cosa consistono, come pagarle e le sanzioni previste.

I proprietari delle autovetture devono rispettare precisi adempimenti che vanno ben oltre il rispetto del Codice della Strada. Alcuni obblighi riguardano il pagamento delle tasse automobilistiche, che hanno precise scadenze e variano da una regione all’altra.

Oltre al carburante e al premio assicurativo, la voce di spesa che incide di più sul portafogli del conducente è quella del bollo auto, la tassa più conosciuta legata all’uso delle autovetture. Vediamo in cosa consistono queste tasse, quali sono le differenze tra le varie regioni e come pagarle.

  • Cosa sono le tasse automobilistiche

Ecco quali sono i tributi legati al possesso dell’auto

  • La tassa regionale: che cos’è

Come nasce questa tassa e chi è tenuto a pagarla

  • Differenze tra le regioni

Scopri come cambia il bollo auto in base alla regione di residenza

  • Modalità di pagamento

Tutte le modalità per effettuare il pagamento online e offline

  • Le sanzioni per il mancato pagamento

Sanzioni e interessi di mora previsti per i ritardatari


Cosa sono le tasse automobilistiche

Le tasse automobilistiche sono dei tributi da pagare alle regioni e posti a carico di tutti i cittadini che possiedono un’auto. Non importa che il veicolo sia posteggiato in garage oppure in un’area di sosta privata, infatti, anche se il mezzo non è marciante, il contribuente deve comunque effettuare il versamento.

Molti non lo sanno, ma non tutti i tributi vanno pagati direttamente allo Stato, ma sono piuttosto legati ad una porzione di territorio più ristretta, come le regioni o i comuni. Nel caso delle tasse automobilistiche, si tratta di tributi regionali, che vanno pagati secondo le modalità previste dalle leggi locali.

Queste tasse cambiano infatti da regione a regione ed è invitabile che anche gli importi da versare siano diversi in base al luogo di residenza. Del resto, ogni territorio ha le sue particolarità ed è naturale che anche le spese a carico dell’amministrazione pubblica regionale siano diverse.

Quando si parla di tasse automobilistiche, in genere, si fa riferimento a quel tributo che viene denominato bollo auto. In particolare, chi paga tramite bollettino postale si sarà accorto che si tratta di un versamento che vede la propria regione come destinatario.

La tassa regionale: che cos’è

Un tempo esisteva la tassa di circolazione, ma questo tributo ha poi cambiato la sua denominazione in tassa di possesso o tassa automobilistica regionale. Di fatto, si tratta sempre dello stesso tributo che noi conosciamo bene, e cioè il famoso bollo auto.

All’inizio, questa tassa era legata esclusivamente alla circolazione, ma oggi non è più così perché, anche se gli autoveicoli che non circolano su strada, i proprietari che non hanno delle esenzioni sono tenuti al pagamento del bollo entro la scadenza.

Visto che non si tratta di una tassa nazionale, dopo la riscossione questi tributi finiscono direttamente nelle casse regionali, in modo che ciascuna regione possa fornire una serie di servizi molto utili per tutta la cittadinanza.

Come abbiamo visto, è a tutti gli effetti una tassa di proprietà e le disposizioni di legge prevedono che il tributo sia pagato per ogni veicolo iscritto nel PRA (Pubblico Registro Automobilistico). La gestione della tassa regionale è infatti affidata dalle regioni alle delegazioni ACI territoriali.

I cittadini residenti che possiedono un’auto possono recarsi, quindi, presso lo sportello dell’ACI per ricevere supporto di tipo amministrativo. In base ai principi dell’amministrazione trasparente, è possibile trovare tutta la documentazione anche online sul sito web dell’ACI. Chi vuole comunicare con gli uffici senza passare dall’URP, può inviare anche un’email alla PEC dell’ente.

Il calcolo del bollo auto avviene in modo automatico e sulla base del tariffario delle varie regioni, che come abbiamo visto non è fisso, ma varia da una regione all’altra. Tra l’altro, esistono degli strumenti telematici molto efficienti che permettono di calcolare l’importo da pagare con pochi clic.

Sul sito web dell’ACI basterà specificare il tipo di pagamento (ad esempio, prima immatricolazione o rinnovo del pagamento), la regione di residenza, il tipo di veicolo e la targa. Questi dati sono sufficienti per calcolare la somma da pagare, comprensiva dell’importo addizionale per gli eventuali interessi di mora e la relativa scadenza.

Differenze tra le regioni

L’importo da pagare è determinato da diversi fattori e uno di questo è proprio la regione di residenza del contribuente. Gli altri elementi che concorrono alla determinazione della somma da versare sono la potenza del veicolo indicata nel libretto di circolazione e la classe di appartenenza.

Visto che si tratta di una tassa regionale, le eventuali esenzioni sono gestite a livello locale, pertanto, bisogna sempre fare riferimento agli uffici territoriali dell’ACI. Alcune agevolazioni riguardano le auto elettriche o ibride che non producono emissioni di CO2, altre ancora sono invece legate alle esigenze dei disabili, che in qualche caso sono esentati dal pagamento.

Sono previste delle esenzioni fino al 50% anche per i veicoli storici che sono immatricolate da oltre 20 anni e hanno un particolare interesse storico.

Nella maggior parte dei casi sono le stesse regioni ad occuparsi della riscossione della tassa, ma per alcune regioni a statuto speciale è invece l’Agenzia delle Entrate ad avere l’incarico relativo alla riscossione e all’accertamento in caso di mancato pagamento.

Modalità di pagamento

Sebbene spesso la riscossione della tassa sia gestita in maniera autonoma da parte delle singole regioni, è prevista una certa uniformità su tutto il territorio nazionale in relazione alle modalità di pagamento.

I contribuenti che scelgono il pagamento online, possono utilizzare il sito web dell’ACI, ma in qualche caso possono procedere al pagamento telematico anche tramite i servizi di home banking offerti dalla propria banca o i servizi online di Poste Italiane.

I più tradizionalisti pagheranno, invece, attraverso il classico bollettino postale, ma in alternativa possono recarsi presso gli sportelli dell’ACI e le agenzie che si occupano di disbrigo pratiche automobilistiche. Inoltre, si può pagare anche presso le tabaccherie abilitate oppure gli sportelli bancomat.

Le sanzioni per il mancato pagamento

Per evitare di incorrere in sanzioni, la tassa automobilistica regionale va pagata entro la scadenza, ossia entro il mese successivo a quello della scadenza. In caso di prima immatricolazione il pagamento va effettuato entro 12 mesi dal rilascio del libretto di circolazione.

In caso di mancato pagamento entro i termini previsti, sarà necessario pagare una sanzione commisurata al ritardo e gli interessi di mora, che nel tempo vanno ad aumentare progressivamente.

L’ipotesi più grave si presenta nel caso in cui il contribuente lasci passare oltre un anno dalla scadenza. In questo caso il Decreto n.98 del 7 ottobre 2011 prevede una sanzione pari al 30% dell’importo inizialmente dovuto, a cui si aggiungono anche gli interessi di mora pari all’1% per ogni semestre di ritardo.

Pagare il bollo auto l’anno successivo rispetto alla scadenza fa lievitare l’importo in modo esponenziale e diventa, perciò, molto importante tenere a mente la scadenza e fare il versamento nei tempi previsti.

Le sanzioni sono, invece, ridotte in caso di ravvedimento operoso, che si applica quando il pagamento viene effettuato entro 14 giorni dalla scadenza. In questo caso non è prevista alcuna sanzione, ma solo gli interessi di mora pari all’1% per ogni giorno di ritardo.

Articolo tratto da linear.it