Nuova tassa sulle auto dal 2019

L’imposta si somma al bollo e resterà in piedi per almeno tre anni. Nuovo balzello fino a tremila euro ad auto.

Quanti speravano che il nuovo governo intervenisse sul bollo auto, eliminando  o quantomeno  riducendo  una delle  più  odiate  imposte del nostro  sistema tributario,  resteranno di stucco  nell’ apprendere  che, invece, la tassazione ora raddoppia. Non solo il bollo, ma anche un nuovo balzello da 150 euro a un massimo di tremila euro, che andrà a colpire circa un milione di auto. La misura, appena inserita nella legge di bilancio in via di definitiva approvazione, servirà a coprire i bonus sulle auto elettriche. Non c’è da stare allegri: la nuova tassa sull’auto resterà in piedi fino al 2021. Insomma, per tre anni – salvo ovviamente rinnovi – avremo un doppio bollo auto. Vediamo meglio come funziona la misura fiscale.

La  legge  introduce,  per il periodo  che  va dal  1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre  2021, un’ imposta  sull’acquisto  (anche  sottoforma  di locazione finanziaria) di un’auto nuova di categoria M1 (veicolo a motore destinato al trasporto di  persone, avente  al massimo  otto posti  a sedere  oltre  al sedile del conducente). 


La nuova tassa potrà arrivare a 3mila euro per ogni nuova vettura immatricolata

A versare la nuova tassa saranno quindi gli acquirenti finali, non le case produttrici,  né le  concessionarie. Prima domanda:  il mercato  dell’auto subirà un ulteriore tracollo?

L’imposta varierà da 150 e a 3mila euro e verrà parametrata sulla base di 9 fasce di emissioni al numero dei grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro eccedenti la soglia di 110 CO2 g/km. Seconda domanda: visto che saranno tassate auto come la Panda e numerosissime utilitarie, la tassazione non finisce per colpire proprio le fasce più povere, quelle cioè che oggi non possono permettersi un’auto elettrica?

Il gettito così raccolto andrà invece a costituire un fondo da elargire a chi acquista auto di ultima generazione (e quindi più costose) caratterizzate da basse emissioni inquinanti. A questi ultimi sarà dato un incentivo tra i 1.500 e i 6.000 euro sulla base di 3 fasce di emissioni. Anche in questo caso il contributo finirà nelle tasche dell’acquirente mediante uno sconto sul prezzo di acquisto da parte del venditore che se lo vede rimborsare dalle aziende costruttrici o importatrici del veicolo e lo recuperano come credito d’imposta. Terza domanda: e se il venditore incassa il bonus e lascia invariato il prezzo del veicolo? Come farà l’acquirente a sapere se il corrispettivo versato è già al netto o al loro del bonus visto che l’importo viene erogato non a lui ma al concessionario?


Si tratta di una misura che penalizza le auto utilitarie e chi ha un reddito basso

Marco  Stella,  amministratore  delegato  della  Duerre  di  Maranello, intervistato dal Sole 24 Ore nel giornale di oggi che esce in edicola, ha così commentato la nuova tassa auto 2019: «È un provvedimento elitario, altro che  incentivi all’auto elettrica. Ma quello che è più incredibile,  soprattutto per un Governo come questo, è che siamo in presenza di un Robin Hood al contrario, che toglie ai poveri per dare ai ricchi». Tutto questo, infatti, viene stabilito per incentivare l’acquisto di solo 120mila automobili all’anno che possono ricevere il bonus sulle auto elettriche. A fronte di ciò, a perderci saranno circa un milione di acquirenti. Ultima domanda: perché si toglie a molti per dare a pochi?

Articolo da: laleggepertutti.it

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Tariffa unica Assicurazione RC Auto: Padova +15,8% Rovigo +23,4%

Assiconser Assicurazioni

I riferimenti ad una RC Auto più “equa” contenuti nella manovra di bilancio 2019 hanno acceso in questo periodo il dibattito sugli effetti che una tariffa Rc auto (e moto) unica a livello nazionale avrebbe sulle tasche degli italiani.termometro-analogico

Le tariffe assicurative sono infatti molto differenziate sul territorio nazionale e riflettono la diversa “rischiosità ambientale”, ovvero la diversa probabilità di sinistri e frodi in cui può incappare lo stesso conducente circolando con lo stesso mezzo in aree geografiche diverse. Secondo l’Osservatorio Assicurativo di Segugio.it – aggiornato a tutto Settembre 2018 – il best price RC Auto medio nazionale nel secondo semestre 2018 è pari a 446€, con un valore minimo di 297€ a Verbano-Cusio-Ossola e un massimo di 768€ a Caserta.

Sulla base dei dati dell’Osservatorio abbiamo quindi simulato quali sarebbero gli impatti dell’adozione della tariffa unica nazionale per auto e moto in alcune provincie.

Alcuni esempi ricavati dalla…

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RC professionale, obblighi e sanzioni

Assiconser Assicurazioni

Stipulare una polizza di Responsabilità Civile professionale è un passaggio strettamente necessario, a tutela della propria attività e dei propri clienti, per tutti i liberi professionisti iscritti a un albo (fanno eccezione solo i giornalisti).

L’obbligatorietà di questa pratica è stata introdotta dal DPR 137/2012, articolo 5, efficace dal 2013.

Cosa prevede il decreto?
L’articolo 5 del decreto 137/2012 definisce gli obblighi del professionista in materia assicurativa in questi termini:

“Il professionista è tenuto a stipulare, anche per il tramite di convenzioni collettive negoziate dai consigli nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti, idonea assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attivita’ professionale, comprese le attivita’ di custodia di documenti e valori ricevuti dal cliente stesso.”

La regolarità della propria posizione assicurativa deve essere trasparente anche per il cliente, che ha diritto ad essere garantito sotto questo aspetto. Si aggiunge infatti che:

“Il professionista deve rendere noti al…

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Assicurazione casa in crescita: +13% nei primi mesi del 2018

Assiconser Assicurazioni

Italiani sempre più attratti dall’Assicurazione casa: nei primi cinque mesi del 2018 le polizze stipulate sono cresciute del +13% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, soprattutto in previsione dei mesi estivi quando, di norma, molti appartamenti restano incustoditi a causa della partenza per i luoghi di villeggiatura degli occupanti.

Secondo un’indagine di Facile.it commissionata a mUp Research, la paura di subire un furto è infatti il principale motivo del boom delle polizze casa, seguito dal timore di dimenticare finestre o porte aperte e di lasciare il gas aperto. Altri hanno posto l’accento sulla paura che qualche estraneo possa intrufolarsi in casa quando non c’è nessuno, mentre soltanto una piccola percentuale ha risposto di non avvertire preoccupazioni di questo tipo.

Chi opta per la sottoscrizione di un’assicurazione casa generalmente sceglie una polizza multirischio, che tra coperture fisse e garanzie accessorie ha il vantaggio di mettere al riparo l’abitazione da numerosi…

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Amazon Black Friday 2018: migliori offerte

E’ arrivato il Black Friday, la giornata di grandi sconti che negli Stati Uniti segue il Giorno del ringraziamento e dà il via allo shopping natalizio, e anche quest’anno Amazon ha deciso di festeggiarlo, anche in Italia, proponendo offerte interessantissime.

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Ecco le migliori offerte Amazon Black Friday 2018

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Macchine fotografiche, Videocamere e Proiettori

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Cura della persona

LE ORIGINI DEL BLACK FRIDAY

LE ORIGINI DEL BLACK FRIDAY

Black Friday, grandi saldi prima di Natale

Un venerdì di fine novembre con promozioni irresistibili e sconti aggressivi, fino all’80%, su ogni genere di prodotti e servizi. Questo è in breve il Black Friday,letteralmente il “venerdì nero”, una consuetudine commerciale nata negli Stati Uniti e ormai diffusa in molti paesi, Italia inclusa. Una “giornata della cuccagna” per fare dei veri e propri affari, senza dovere aspettare la stagione dei saldi dopo il Natale.

La data del Black Friday

Quest’anno il grande giorno cade il 23 novembre. Il Black Friday, infatti, non ha data fissa: ricorre all’indomani del Giorno del Ringraziamento, la festività nazionale statunitense che dal 1941 è fissata per legge nel quarto giovedì di novembre.

Come nasce il Black Friday

Nei primi decenni del Novecento vigeva una regola non scritta fra i grandi magazzini americani, per cui nessuno lanciava campagne pubblicitarie prima della conclusione del Thanksgiving Day. Ragion per cui il giorno successivo sanciva di fatto l’avvio delle offerte speciali e dunque l’apertura dello shopping natalizio, che è l’aspetto centrale di tutta la vicenda.

Nel 1939 il presidente Franklin D. Roosevelt decise addirittura di modificare la data del Giorno del Ringraziamento, che passò dall’ultimo giovedì di novembre, com’era storicamente, al quarto giovedì del mese. La ragione? Quell’anno il mese novembre aveva cinque giovedì: il Thanksgiving Day sarebbe arrivato tardi e questo avrebbe accorciato la stagione dello shopping natalizio, col rischio di danneggiare la ancora debole ripresa economica. Si dice che a convincere il Presidente fu Fred Lazarus. Chi era costui? Uno dei fondatori di Macy’s, la popolare catena commerciale americana. Ma sarebbe riduttivo pensare che dietro la scelta ci fossero ragioni puramente commerciali. In quel momento l’economia americana stava cercando di uscire dal terribile decennio della Grande depressione. Allungare la stagione degli acquisti natalizi, con una giornata di sconti e promozioni, aiutava la ripresa.

Caccia all’affare

La mossa era destinata a lasciare durature conseguenze. Già nei primi anni ’50, infatti, la corsa agli acquisti nella città di Philadelphia fu tale da provocare congestioni di traffico e di pedoni nelle strade e nei negozi. Nacque così la leggenda del “venerdì nero”, che non di rado regala epiche scene di battaglia fra acquirenti per strapparsi l’ultimo saldo.

Anche se il Black Friday non è mai diventato festivo, col passare degli anni sempre più uffici statali e imprese americane hanno assecondato la richiesta dei dipendenti di “fare ponte”, concedendo un giorno di ferie in più. Così il venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento è diventato un giorno consacrato agli acquisti.

Del resto, gli affari – per i clienti e per i commercianti – sono imponenti. Una popolare spiegazione del nome afferma che nel Black Friday i conti dei negozi virano rosso al nero, passando cioè dalle perdite ai profitti. I dati delle vendite di questo giorno vengono osservati con attenzione dagli analisti economici, che li considerano un buon indicatore della fiducia dei consumatori e dell’andamento dell’economia.

Online

Se in origine il Black Friday è una faccenda esclusiva dei grandi magazzini americani, nei decenni ha contagiato un po’ tutti i settori, uscendo dai confini americani. Oggi molti negozi organizzano aperture straordinarie, preparandosi ad accogliere fiumi di acquirenti caccia dell’affare.

Alla tendenza non è sfuggito, ovviamente, l’e-commerce. Le piattaforme online vendono prodotti con sconti che possono raggiungere anche l’80 per cento. Le compagnie aeree propongono voli a prezzi ridotti, molte aziende confeziona pacchetti di servizi scontati. 

Non solo venerdì

Per gli amanti della tecnologia, la giornata da tenere d’occhio è soprattutto il lunedì successivo al Black Friday: il Cyber Monday. Del resto, la tentazione di prolungare la stagione dei saldi non dispiace a nessuno.

Perciò, dopo il “venerdì nero” e il “cyber-lunedì”, sono arrivate anche le promozioni lunghe nella settimana che precede il Black Friday. La trovata è puramente commerciale ma entusiasma tutti: le imprese incrementano il fatturato, i consumatori hanno l’occasione di acchiappare al volo affari che difficilmente si troverebbero in altri periodi dell’anno.

Tratto da tuaassicurazioni.it

Diritti e vincoli dei clienti per l’Assicurazione MUTUO

Tutti sanno in cosa consiste un’assicurazione mutuo, ma in pochi forse conoscono con esattezza i diritti e i vincoli dei mutuatari che si trovano a dover sottoscrivere la polizza a difesa dell’investimento fatto per l’acquisto della casa.

Tutti sanno in cosa consiste un’assicurazione mutuo, ma in pochi forse conoscono con esattezza i diritti e i vincoli dei mutuatari che si trovano a dover sottoscrivere la polizza a difesa dell’investimento fatto per l’acquisto della casa.

E, per ironia della sorte, il primo diritto riguarda proprio la facoltà di non stipularla!

Proprio così: sebbene fortemente consigliata, e in qualche caso persino imposta, l’assicurazione mutuo (quella copertura che tutela dagli imprevisti che possano mettere e rischio il saldo delle rate) non è obbligatoria ma facoltativa. Il mutuatario, a rischio e pericolo suo e dei suoi familiari, può decidere di farne a meno, scommettendo sulla propria longevità e sulla propria… fortuna.

Ma non sarebbe una scelta saggia: il saldo del mutuo può durare infatti alcuni decenni e la polizza serve a evitare che un evento inaspettato, compresa la morte del titolare (ma anche la perdita del lavoro, una calamità naturale, un’invalidità permanente o temporanea), gravi improvvisamente sulle persone a lui care come la moglie e i figli, che per tanti motivi potrebbero non essere in grado di onorare il pagamento delle rate.

Quindi l’assicurazione del mutuo, anche se facoltativa, va fatta e la banca che eroga il finanziamento ha la facoltà di proporre al cliente almeno tre preventivi di polizze, di cui due devono essere di compagnie assicurative che non hanno alcun legame con la banca stessa. Il mutuatario ha però il diritto di rifiutare tutte le proposte della banca, se non le trova soddisfacenti, scegliendo un polizza di suo gradimento, sempre che rispetti i requisiti minimi stabiliti dall’istituto di credito.

Il cliente ha diritto pure al recesso dal contratto della polizza mutuo entro 60 giorni dalla sua stipula, ed è tenuto a conoscere l’ammontare della provvigione percepita dalla banca per la sua opera di intermediazione con la compagnia di assicurazione.

È opportuno infine rammentare che il premio della polizza, a discrezione dell’assicurato, può essere pagato in una sola soluzione oppure mediante le canoniche rate mensili (in alternativa semestrali o annuali), che si vanno a sommare all’importo della rata del mutuo.

Tratto da facile.it

Targa di prova: solo su veicoli non immatricolati e senza carta di circolazione

Talvolta può capitare di vedere un’auto o una moto con una targa particolare: quasi certamente si tratta di una targa di prova, di cui sono dotati quei veicoli che si trovano a circolare su strada per motivi straordinari. Per esempio collaudi, test tecnici, esibizioni pubbliche, trasferimenti, oppure per ragioni di allestimento o promozionali (per esempio in occasione di saloni espositivi o di porte aperte in concessionaria).

Le targhe di prova sono rilasciate dalla Motorizzazione Civile di competenza, dietro domanda dei soggetti interessati, hanno validità annuale e non esonerano per nessun motivo dall’obbligo del bollo, della revisione e della copertura assicurativa Rc auto.

Recentemente il Ministero dell’Interno è intervenuto per dirimere una controversia riguardante le targhe prova, chiarendo definitivamente quando il loro utilizzo può considerarsi lecito. A questo proposito il Viminale ha ribadito che la targa di prova è ammessa esclusivamente su veicoli non immatricolati e privi di carta di circolazione (compresi quelli per cui, in seguito a modifiche tecniche, la carta dev’essere aggiornata).

Il richiamo del Ministero si è reso necessario per recidere una prassi molto abusata, ma non corretta, che vedeva il ricorso a targhe di prova per circolare con vetture regolarmente immatricolate ma non revisionate o prive di assicurazione o di bollo. Una prassi seguita in particolare da officine e rivenditori in occasione di dimostrazioni, trasferimenti e prove.

Ebbene, questa azione non è più tollerata. Gli unici soggetti che possono richiedere la targa di prova sono: 1) concessionari, commissionari e agenti di vendita, commercianti autorizzati; 2) aziende che esercitano attività di trasferimento su strada di veicoli non ancora immatricolati da o verso aree di stoccaggio; 3) esercenti di officine di riparazione e di trasformazione (cioè gli sfasciacarrozze), anche per proprio conto.

Solo in determinati casi l’autorizzazione può essere concessa anche a meccanici e concessionari che devono necessariamente circolare con auto o moto sprovvisti di revisione o di assicurazione, o di entrambe.

tratto da facile.it

Incentivi 2019 per auto Ibride, gpl ed elettriche

Se gli enti locali stanno facendo il possibile per ridurre la circolazione di auto inquinanti, il Governo non ha introdotto nella nuova Legge di Bilancio 2019 alcun incentivo per l’acquisto di vetture ibride, gpl ed elettriche. Restano quindi a disposizione alcuni incentivi auto da parte di Regioni e Comuni, tenendo comunque conto che in futuro ogni momento potrebbe essere buono per introdurre nuove facilitazioni.

Per esempio a Milano, in vista dell’attivazione della Area B che scatterà a gennaio 2019 limitando in maniera drastica l’accesso in città alle auto più inquinanti, il Comune ha stanziato 5,2 milioni di euro a favore delle micro, piccole e medie imprese e delle imprese artigiane con sede in città, per l’acquisto di veicoli commerciali nuovi a basse emissioni (cioè ad alimentazione elettrica, ibrida, metano, benzina e metano, gpl, benzina gpl o benzina Euro 6) in sostituzione di vecchi veicoli inquinanti. Gli incentivi resteranno a disposizione, salvo esaurimento fondi, fino al 31 dicembre 2019, e ogni impresa potrà inoltrare al massimo due richieste.

Incentivi 2019 anche in Friuli Venezia Giulia: l’assessore regionale all’Ambiente ed Energia ha promesso infatti che gli incentivi carburanti previsti già nel 2018 saranno confermati, pur tra qualche difficoltà, anche il prossimo anno. Ma non solo: si stanno cercando ulteriori fondi per finanziare l’acquisto di auto meno impattanti sull’ambiente. Al momento sono a disposizione 1,4 milioni di euro per auto benzina-metano, ibride ed elettriche, ma si vorrebbe fare di più.

In Emilia Romagna, sempre in prima fila nella lotta all’inquinamento, è stato stanziato un bonus del valore tra 4 mila e 10 mila euro per l’acquisto di veicoli commerciali Euro 6 di nuova immatricolazione con alimentazione mista benzina-gpl, benzina-metano, ibrida o elettrica. Per i privati sono invece a disposizione 5 milioni di euro.

Molto bene anche il Trentino (gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche e auto ibride plug-in, precedentemente riservato agli enti pubblici, è stato anche ai privati: imprenditori, professionisti e imprese agricole), l’Alto Adige e la Lombardia: la Regione ha messo sul tavolo ulteriori 500 mila euro per la sostituzione dei veicoli commerciali N1 e N2, portando la dotazione a 6,5 milioni di euro, con contributo massimo erogabile di 6 mila euro a vettura. Ma l’assessore all’Ambiente e Clima ha chiesto che nel bilancio del prossimo anno siano previsti incentivi gpl e ibridi anche per la sostituzione delle auto private.

tratto da facile.it

Documento unico di circolazione: costi e risparmi

Approvato nel 2017, quindi dal Governo Gentiloni, il nuovo Documento Unico di Circolazione sarebbe dovuto entrare in vigore lo scorso 1° luglio, ma l’iter ha subito uno slittamento di alcuni mesi. Adesso la nuova data segnata in rosso sul calendario è quella del 1° gennaio 2019 ma probabilmente bisognerà aspettare ancora, forse fino alla metà del prossimo anno (si attendono comunicazioni ufficiali).

Le solite lungaggini burocratiche italiane non impediranno comunque l’ormai ineluttabile introduzione del Documento Unico di Circolazione (DUC) dei veicoli altrimenti detto Foglio Unico di Circolazione, il nuovo documento che unisce la Carta di Circolazione e il Certificato di Proprietà, attestando contemporaneamente sia le caratteristiche che la proprietà di una vettura (auto, moto, rimorchi, ecc.).

Perché si è deciso di unire i due documenti che finora venivano rilasciati rispettivamente dalla Motorizzazione Civile (la Carta di Circolazione) e dal PRA (il Certificato di proprietà) in uno solo la cui gestione sarà a cura del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti?

Alla base c’è lo snellimento dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà dei veicoli, e poi l’abbattimento dei costi, non solo per lo Stato ma anche per i cittadini. Con il nuovo Documento Unico di Circolazione gli automobilisti risparmieranno infatti qualche decina di euro, ecco come.

Oggi chi acquista un’auto o una moto, sia nei casi di prima immatricolazione che mediante passaggio di proprietà, deve sborsare, oltre al costo del mezzo, un obolo supplementare di circa 100 euro, tra diritti di Motorizzazione, gestione PRA e marche da bollo. Con il DUC, invece, le spese si dovrebbero ridurre (meglio usare il condizionale in attesa degli importi definitivi) a poco più della metà, dato che l’unificazione della tariffa relativa a Motorizzazione e PRA comporterà un importo sicuramente inferiore al totale dei balzelli oggi in vigore, ed è allo studio pure la cancellazione di un paio di bolli. Staremo a vedere.

In ogni caso, come ricorda il MIT, la novità riguarda solamente le nuove immatricolazioni e i trasferimenti di proprietà che saranno effettuati dopo l’effettiva entrata in vigore del DUC. I vecchi documenti manterranno infatti la loro validità fino a che non interverrà una modifica dei dati dei veicoli che renderà necessaria l’emissione di una nuova Carta di Circolazione.

Tratto da facile.it