GUIDA ALLE TASSE AUTOMOBILISTICHE: LE DIFFERENZE TRA LE REGIONI

Le tasse automobilistiche seguono regole diverse in base alla regione di residenza. Ecco in cosa consistono, come pagarle e le sanzioni previste.

I proprietari delle autovetture devono rispettare precisi adempimenti che vanno ben oltre il rispetto del Codice della Strada. Alcuni obblighi riguardano il pagamento delle tasse automobilistiche, che hanno precise scadenze e variano da una regione all’altra.

Oltre al carburante e al premio assicurativo, la voce di spesa che incide di più sul portafogli del conducente è quella del bollo auto, la tassa più conosciuta legata all’uso delle autovetture. Vediamo in cosa consistono queste tasse, quali sono le differenze tra le varie regioni e come pagarle.

  • Cosa sono le tasse automobilistiche

Ecco quali sono i tributi legati al possesso dell’auto

  • La tassa regionale: che cos’è

Come nasce questa tassa e chi è tenuto a pagarla

  • Differenze tra le regioni

Scopri come cambia il bollo auto in base alla regione di residenza

  • Modalità di pagamento

Tutte le modalità per effettuare il pagamento online e offline

  • Le sanzioni per il mancato pagamento

Sanzioni e interessi di mora previsti per i ritardatari


Cosa sono le tasse automobilistiche

Le tasse automobilistiche sono dei tributi da pagare alle regioni e posti a carico di tutti i cittadini che possiedono un’auto. Non importa che il veicolo sia posteggiato in garage oppure in un’area di sosta privata, infatti, anche se il mezzo non è marciante, il contribuente deve comunque effettuare il versamento.

Molti non lo sanno, ma non tutti i tributi vanno pagati direttamente allo Stato, ma sono piuttosto legati ad una porzione di territorio più ristretta, come le regioni o i comuni. Nel caso delle tasse automobilistiche, si tratta di tributi regionali, che vanno pagati secondo le modalità previste dalle leggi locali.

Queste tasse cambiano infatti da regione a regione ed è invitabile che anche gli importi da versare siano diversi in base al luogo di residenza. Del resto, ogni territorio ha le sue particolarità ed è naturale che anche le spese a carico dell’amministrazione pubblica regionale siano diverse.

Quando si parla di tasse automobilistiche, in genere, si fa riferimento a quel tributo che viene denominato bollo auto. In particolare, chi paga tramite bollettino postale si sarà accorto che si tratta di un versamento che vede la propria regione come destinatario.

La tassa regionale: che cos’è

Un tempo esisteva la tassa di circolazione, ma questo tributo ha poi cambiato la sua denominazione in tassa di possesso o tassa automobilistica regionale. Di fatto, si tratta sempre dello stesso tributo che noi conosciamo bene, e cioè il famoso bollo auto.

All’inizio, questa tassa era legata esclusivamente alla circolazione, ma oggi non è più così perché, anche se gli autoveicoli che non circolano su strada, i proprietari che non hanno delle esenzioni sono tenuti al pagamento del bollo entro la scadenza.

Visto che non si tratta di una tassa nazionale, dopo la riscossione questi tributi finiscono direttamente nelle casse regionali, in modo che ciascuna regione possa fornire una serie di servizi molto utili per tutta la cittadinanza.

Come abbiamo visto, è a tutti gli effetti una tassa di proprietà e le disposizioni di legge prevedono che il tributo sia pagato per ogni veicolo iscritto nel PRA (Pubblico Registro Automobilistico). La gestione della tassa regionale è infatti affidata dalle regioni alle delegazioni ACI territoriali.

I cittadini residenti che possiedono un’auto possono recarsi, quindi, presso lo sportello dell’ACI per ricevere supporto di tipo amministrativo. In base ai principi dell’amministrazione trasparente, è possibile trovare tutta la documentazione anche online sul sito web dell’ACI. Chi vuole comunicare con gli uffici senza passare dall’URP, può inviare anche un’email alla PEC dell’ente.

Il calcolo del bollo auto avviene in modo automatico e sulla base del tariffario delle varie regioni, che come abbiamo visto non è fisso, ma varia da una regione all’altra. Tra l’altro, esistono degli strumenti telematici molto efficienti che permettono di calcolare l’importo da pagare con pochi clic.

Sul sito web dell’ACI basterà specificare il tipo di pagamento (ad esempio, prima immatricolazione o rinnovo del pagamento), la regione di residenza, il tipo di veicolo e la targa. Questi dati sono sufficienti per calcolare la somma da pagare, comprensiva dell’importo addizionale per gli eventuali interessi di mora e la relativa scadenza.

Differenze tra le regioni

L’importo da pagare è determinato da diversi fattori e uno di questo è proprio la regione di residenza del contribuente. Gli altri elementi che concorrono alla determinazione della somma da versare sono la potenza del veicolo indicata nel libretto di circolazione e la classe di appartenenza.

Visto che si tratta di una tassa regionale, le eventuali esenzioni sono gestite a livello locale, pertanto, bisogna sempre fare riferimento agli uffici territoriali dell’ACI. Alcune agevolazioni riguardano le auto elettriche o ibride che non producono emissioni di CO2, altre ancora sono invece legate alle esigenze dei disabili, che in qualche caso sono esentati dal pagamento.

Sono previste delle esenzioni fino al 50% anche per i veicoli storici che sono immatricolate da oltre 20 anni e hanno un particolare interesse storico.

Nella maggior parte dei casi sono le stesse regioni ad occuparsi della riscossione della tassa, ma per alcune regioni a statuto speciale è invece l’Agenzia delle Entrate ad avere l’incarico relativo alla riscossione e all’accertamento in caso di mancato pagamento.

Modalità di pagamento

Sebbene spesso la riscossione della tassa sia gestita in maniera autonoma da parte delle singole regioni, è prevista una certa uniformità su tutto il territorio nazionale in relazione alle modalità di pagamento.

I contribuenti che scelgono il pagamento online, possono utilizzare il sito web dell’ACI, ma in qualche caso possono procedere al pagamento telematico anche tramite i servizi di home banking offerti dalla propria banca o i servizi online di Poste Italiane.

I più tradizionalisti pagheranno, invece, attraverso il classico bollettino postale, ma in alternativa possono recarsi presso gli sportelli dell’ACI e le agenzie che si occupano di disbrigo pratiche automobilistiche. Inoltre, si può pagare anche presso le tabaccherie abilitate oppure gli sportelli bancomat.

Le sanzioni per il mancato pagamento

Per evitare di incorrere in sanzioni, la tassa automobilistica regionale va pagata entro la scadenza, ossia entro il mese successivo a quello della scadenza. In caso di prima immatricolazione il pagamento va effettuato entro 12 mesi dal rilascio del libretto di circolazione.

In caso di mancato pagamento entro i termini previsti, sarà necessario pagare una sanzione commisurata al ritardo e gli interessi di mora, che nel tempo vanno ad aumentare progressivamente.

L’ipotesi più grave si presenta nel caso in cui il contribuente lasci passare oltre un anno dalla scadenza. In questo caso il Decreto n.98 del 7 ottobre 2011 prevede una sanzione pari al 30% dell’importo inizialmente dovuto, a cui si aggiungono anche gli interessi di mora pari all’1% per ogni semestre di ritardo.

Pagare il bollo auto l’anno successivo rispetto alla scadenza fa lievitare l’importo in modo esponenziale e diventa, perciò, molto importante tenere a mente la scadenza e fare il versamento nei tempi previsti.

Le sanzioni sono, invece, ridotte in caso di ravvedimento operoso, che si applica quando il pagamento viene effettuato entro 14 giorni dalla scadenza. In questo caso non è prevista alcuna sanzione, ma solo gli interessi di mora pari all’1% per ogni giorno di ritardo.

Articolo tratto da linear.it

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Dieselgate: misura drastica dal Parlamento Europeo

Continua a fare notizia l’argomento Dieselgate, lo scandalo sulle emissioni che ha interessato le vetture con motori diesel vendute in Europa e negli Stati Uniti.

L’ultimo intervento arriva dal Parlamento europeo, che con un provvedimento votato dalla maggioranza degli europarlamentari ha chiesto agli Stati membri di ritirare tutte le vetture ancora in circolazione con emissioni irregolari di ossido di azoto (Nox), per evitare che queste continuino a danneggiare la qualità dell’aria.

La decisione è maturata per via delle informazioni trasmesse dai singoli Paesi alla Commissione europea, secondo cui le campagne di richiamo hanno riguardato solo un numero limitato di mezzi delle Case automobilistiche Volkswagen, Renault, Daimler, Opel e Suzuki.

I deputati sottolineano anche come gli automobilisti del Vecchio Continente siano ancora in attesa di un indennizzo, che invece negli Stati Uniti è stato quantificato tra i 5 e i 10 mila dollari per singolo cliente danneggiato.

Una vicenda cominciata con il Gruppo Volkswagen
Ricordiamo che la questione Dieselgate è iniziata a settembre del 2015, quando il costruttore tedesco è stato accusato dall’EPA (Environmental Protection Agency) di aver manomesso il software dei motori a gasolio in modo da ridurre le emissioni di Nox in sede di omologazione. I modelli interessati sono stati quelli prodotti tra il 2009 e il 2015, con il propulsore EA189 appartenente ai brand Audi, Seat, Skoda e Volkswagen. Per questo motivo, l’azienda automobilistica ha fatto partire dal 2016 gli aggiornamenti sulle centraline dei motori con cilindrata di 1.2, 1,6 e 2 litri.

Problemi anche dopo le modifiche
Nella nostra news “Dieselgate, problemi sui veicoli dopo l’aggiornamento del software” abbiamo riportato che un numero significativo di proprietari ha rilevato diversi malfunzionamenti sulle vetture dopo aver effettuato l’aggiornamento del software. A stabilirlo è stata un’indagine di Altroconsumo, che ha effettuato il sondaggio in Spagna, Belgio, Portogallo e Italia. Gli oltre diecimila automobilisti del campione analizzato ha riscontrato aumenti dei consumi, segnalazioni di errore nel computer di bordo, perdita di potenza e funzionamento del motore più ruvido.

È bene però ribadire come ulteriori ricerche abbiano appurato la validità degli aggiornamenti eseguiti. Ad esempio, il Touring Club Svizzero ha riportato l’esame effettuato su tre Audi A4 2.0 TDI e una Volkswagen Golf con cambio manuale (anch’essa duemila di cilindrata): sulle vetture non è stato riscontrato alcun tipo di inconveniente, e le prestazioni dopo l’aggiornamento si sono rivelate le stesse di quelle registrate prime dell’intervento.

Giù le vendite dei diesel
Lo scandalo Dieselgate è stato uno dei motivi per cui in Italia e nel resto d’Europa sono calate le immatricolazioni delle vetture a gasolio. Ad esempio, i dati del mercato italiano messi a disposizione da UNRAE, dicono che nel 2018 le vendite sono diminuite del 12,3% rispetto all’anno precedente mentre sono aumentate del 30% quelle dei modelli ibridi e del 148% per i mezzi elettrici.

Articolo tratto da segugio.it

L’Ecobonus è anche per chi acquista una moto elettrica o ibrida

Gli incentivi approvati dal Governo per favorire l’acquisto di veicoli a basse emissioni, in vigore dallo scorso primo di marzo, riguardano anche i motocicli e i ciclomotori ibridi ed elettrici.

Si tratta del cosiddetto Ecobonusun contributo che per le due ruote può arrivare fino al 30% del prezzo di listino e fino a un importo massimo di 3.000 euro. Per usufruire dell’agevolazione si deve rottamare una moto con classe di emissione fino alla Euro 2 e acquistare un modello con potenza massima di 15 cavalli (11 kW) appartenente alle categorie “L1e” (veicoli che hanno cilindrata inferiore ai 50 centimetri cubici) e “L3e” (mezzi la cui cilindrata supera i 50 centimetri cubici). L’Ecobonus per le moto viene concesso ai motociclisti solo per il 2019 e fino a esaurimento delle risorse disponibili di 10 milioni di euro.

Incentivo anche per il 2020?

Attualmente nulla è previsto per il prossimo anno. Dall’agevolazione di quest’anno restano fuori non solo le biciclette elettriche, ma anche gli altri veicoli della categoria “Le”, quali i tricicli e i quadricicli. Gli unici mezzi che usufruiranno dei contributi anche per il 2020 (e il 2021), come riportato nella news “Ecotassa sull’auto? Si, ma solo dopo il primo di marzo”, sono le auto con emissioni di CO2 inferiori ai 70 grammi per chilometro. 

Ricordiamo che la Legge di Bilancio ha previsto, sempre dal primo di marzo, la detrazione Irpef per l’acquisto e l’installazione delle colonnine di ricarica di potenza addizionale fino a 7 kW per i veicoli elettrici. Il vantaggio fiscale, che potrà essere ottenuto anche dai condomini, sarà pari al 50% del costo sostenuto (per un massimo di 3.000 euro) e dovrà essere ripartito in 10 quote annuali, salvo sostenere la spesa per l’acquisto della colonnina con bonifico bancario o postale.

Italia al quarto posto per le vendite di veicoli elettrici

Il mercato europeo delle moto elettriche è passato da 4.121 veicoli del 2017 a 7.478 esemplari immatricolati del 2018 (oltre l’80% in più); per i ciclomotori si parla invece di una cifra nettamente più alta, 39.701 unità (+ 46,9% sull’anno precedente).

L’Italia si piazza al quarto posto per le vendite di due ruote a zero emissioni, preceduta da Francia, Paesi Bassi e Spagna. Diversi sono i fattori che ancora frenano l’acquisto dei motoveicoli elettrici sul territorio nazionale: i più importanti riguardano ancora l’autonomia ridotta delle batterie e la mancanza in molte città di infrastrutture di ricarica adeguate.

Quanto costa assicurare una moto ecologica?

I preventivi ottenuti, ci dicono che le due ruote elettriche sono nella maggior parte dei casi più convenienti da assicurare rispetto a una moto o uno scooter alimentato a carburante tradizionale.

articolo tratto da segugio.it

Pronta al debutto l’auto con interni…vegani!

Arriva la Polestar 2

Più sostenibile di così, ammettiamolo, è difficile! L’idea di una casa automobilistica svedese, la Polestar è quella di proporre un’auto non solo con un sistema propulsivo interamente elettrico, ma anche interni “vegani”, ovvero realizzati facendo totalmente a meno di materie di provenienza animale.

In aggiunta, poi, dei nuovi materiali appositamente sviluppati, hanno permesso di ridurre di 8 kg il peso delle sellerie interne. Superato anche il problema delle chiavi, i proprietari di quest’auto non dovranno più rivoltare la casa alla loro disperata ricerca, per sbloccare le porte è sufficiente avvicinarsi con in tasca il proprio smartphone: tramite un Bluetooth (con quattro antenne) la vettura riconosce il telefono del proprietario, permettendogli di accedere all’auto senza dove utilizzare una chiave fisica.

La chiave non serve neanche per mettere in moto, la Polestar 2 non ha un vero e proprio pulsante d’accensione: il guidatore non deve far altro che sedersi sulla poltrona per avviare il sistema. È pur vero che in questo modo perdere il cellulare rischia di essere una vera disgrazia.

La berlina elettrica presentata al salone di Ginevra 2019, è nata per perseguire un preciso obiettivo, ovvero fare concorrenza alla Tesla Model 3. Sulla versione più potente della Polestar 2 ci sono due elettromotori – uno per asse, per avere le quattro ruote motrici – che erogano complessivamente 408 CV di potenza massima e 660 Nm di coppia motrice. Ne risultano prestazioni da auto sportiva, come testimonia lo 0-100 km/h da 4,7 secondi.

La batteria da 78 kWh, posizionata sul fondo della vettura per tenere basso il baricentro e migliorare la guidabilità, dovrebbe assicurare un’autonomia di circa 500 km omologati Wltp. Anche sul prezzo la Polestar 2 non si discosta troppo dalla Tesla: la versione più potente sarà disponibile dal 2020 e costerà 60mila euro, ma sarà a disposizione una versione meno performante dal 2021 a 40mila. Cifre non da poco che metteranno alla prova gli animi degli animalisti e vediamo se il cuore veg di questa auto le servirà, anche, per ottenere sconti sui premi Rc auto.

Articolo tratto da Facile.it

Auto elettriche, al via gli Incentivi Statali

Ecco come funziona l’ecobonus

Il 2019 potrebbe essere l’anno della definitiva consacrazione dell’auto elettrica. A sostenere il mercato anzitutto l’Ecobonus messo a disposizione dal Governo e che sarà possibile richiedere a partire da lunedì 8 aprile. Il via libera agli incentivi trova una situazione già più rosea dal fronte delle vendite dove i dati dei primi mesi parlano chiaro.

A marzo 2019 le vendite di auto 100% elettriche sono aumentate del 42,1% su base annua, con 621 nuove immatricolazioni, lo 0,3% del mercato auto nazionale, secondo nuovi dati Unrae. Nel periodo gennaio-marzo 2019, invece, il cumulato segna 1.155 auto elettriche, anche qui con un incremento a doppia cifra del 22,7% su base annua. Bene anche il settore delle auto ibride, che a marzo 2019 ha visto 10.254 immatricolazioni, passando dal 3,5% al 5,3% del mercato auto italiano complessivo, con un aumento su base annua del 35,1% (7.591 immatricolazioni a marzo 2018).

Una scelta ecologica spinta anche dalla rinnovata sensibilità sociale sul tema della sostenibilità. Gli echi della marcia per l’ambiente del 15 marzo non si sono ancora sopiti e in molti sarebbero felici di abbandonare la costosa e inquinante benzina.

Le preoccupazioni per questo tipo di rifornimento non mancano e a cercare di sopirle entrano in campo anche le società fornitrici dell’energia, a partire da Enel. Francesco Venturini, amministratore delegato di Enel X (il brand dedicato ai servizi energetici digitali battezzato un anno fa) promette “di fornire al Paese una rete capillare di ricarica che permetta a chiunque di viaggiare dalla Valle d’Aosta alla Sicilia in elettrico senza mai aver paura di rimanere a secco di energia”.

Il piano previsto dal colosso è di installare 28.000 punti di ricarica pubblici in Italia entro il 2022, per un investimento fino a 300 milioni di euro. “È più di un anno che abbiamo annunciato il nostro impegno: posso dire che siamo già a un ottimo punto avendo installato oltre 5.700 punti dall’inizio del 2018. Vogliamo coprire in maniera capillare tutte le regioni italiane e fornire soluzioni di ricarica adatte a ogni tipo di necessità e contesto” conclude Venturini in un’intervista al quotidiano La Stampa.

Tornando agli incentivi per le auto ecologiche, il decreto non contiene una lista precisa di modelli di automobili per cui si possono chiedere le agevolazioni, ma stabilisce una serie di requisiti. I modelli per cui si potranno chiedere gli incentivi si dividono in due categorie: le auto elettriche con valori di emissioni di anidride carbonica (CO2) da 0 fino a 20 g/km con un prezzo di listino massimo di 61mila euro IVA compresa; e le auto ibride con emissioni di CO2 comprese tra 21 e 70 g/km. Per la prima categoria la riduzione del prezzo è di 6mila euro se si rottama un’auto Euro 1, 2, 3 o 4, di 4mila senza rottamazione. Per la seconda categoria, si ottengono 2.500 euro con rottamazione e 1.500 senza.

Molti giudicano insufficienti questi aiuti di Stato visti i costi delle auto in questione, ma comunque si tratta di un buon inizio e i dati di mercato sembrano già colorarsi di verde.

tratto da Facile.it

Acquisto di una nuova auto: Italiani sempre più disorientati

Molti hanno paura ad acquistare i diesel

Un tempo a guidare le nostre scelte erano probabilmente più i fattori estetici da stemperare con quelli economici, oggi invece scegliere un’auto è una decisione sempre più difficile, il dubbio principale è uno: l’alimentazione.

Secondo uno studio dell’Istituto di ricerca Doxa, per conto di ForumAutoMotive, dibattito periodico che riunisce i principali attori della filiera dell’industria dell’auto, almeno sette italiani su dieci non hanno le idee chiare sull’auto nuova da acquistare e dichiarano di avere bisogno di maggiori informazioni prima di scegliere la giusta alimentazione, mentre oltre il 50% dichiara di essere addirittura disorientato.

Il tema più sentito è quello delle limitazioni al traffico, tanto che per quanto concerne il Diesel, il 71% non si sente più sicuro ad acquistare un’auto a gasolio, perché teme i blocchi imposti dai Comuni e il 68% ha timore che le principali case automobilistiche possano bloccarne a breve la produzione. Il 58% ha addirittura paura che possa cessare nell’arco di un paio d’anni. Il primo dato è in crescita di 4 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione, il secondo di 7 punti, il terzo di 6.

Eppure il diesel resta il tipo di alimentazione più amato tanto che il 69% degli intervistati si dice convinto che comprare un’auto Diesel possa ancora essere un’ottima scelta per chi macina chilometri.

Un elemento su tutti appare chiaro agli esperti di statistica: Ai guidatori serve una guida – spiega Barbara Galli, BU Director di Doxa – ci troviamo di fronte a cittadini affamati di rassicurazioni, che si rivolgono a tutte le fonti possibili per raccogliere elementi su cui fondare le proprie decisioni.

La fonte preferita per reperire queste informazioni è prevedibilmente Internet dove, però, le opinioni impazzano ed è difficile ottenere una risposta univoca, tanto che alla fine molti italiani (il 29%) si orientano verso un’ibrida, non tanto perché innamorati della soluzione, quanto per limitare i danni come specificano nelle interviste rilasciate a Doxa.

L’analisi delle ricerche fatte su Google mostra trend in forte crescita per le vetture ibride ed elettriche, con picchi in corrispondenza agli annunci di possibili dismissione del Diesel o a blocchi della circolazione.

Articolo tratto da Facile.it

Nuova tassa sulle auto dal 2019

L’imposta si somma al bollo e resterà in piedi per almeno tre anni. Nuovo balzello fino a tremila euro ad auto.

Quanti speravano che il nuovo governo intervenisse sul bollo auto, eliminando  o quantomeno  riducendo  una delle  più  odiate  imposte del nostro  sistema tributario,  resteranno di stucco  nell’ apprendere  che, invece, la tassazione ora raddoppia. Non solo il bollo, ma anche un nuovo balzello da 150 euro a un massimo di tremila euro, che andrà a colpire circa un milione di auto. La misura, appena inserita nella legge di bilancio in via di definitiva approvazione, servirà a coprire i bonus sulle auto elettriche. Non c’è da stare allegri: la nuova tassa sull’auto resterà in piedi fino al 2021. Insomma, per tre anni – salvo ovviamente rinnovi – avremo un doppio bollo auto. Vediamo meglio come funziona la misura fiscale.

La  legge  introduce,  per il periodo  che  va dal  1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre  2021, un’ imposta  sull’acquisto  (anche  sottoforma  di locazione finanziaria) di un’auto nuova di categoria M1 (veicolo a motore destinato al trasporto di  persone, avente  al massimo  otto posti  a sedere  oltre  al sedile del conducente). 


La nuova tassa potrà arrivare a 3mila euro per ogni nuova vettura immatricolata

A versare la nuova tassa saranno quindi gli acquirenti finali, non le case produttrici,  né le  concessionarie. Prima domanda:  il mercato  dell’auto subirà un ulteriore tracollo?

L’imposta varierà da 150 e a 3mila euro e verrà parametrata sulla base di 9 fasce di emissioni al numero dei grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro eccedenti la soglia di 110 CO2 g/km. Seconda domanda: visto che saranno tassate auto come la Panda e numerosissime utilitarie, la tassazione non finisce per colpire proprio le fasce più povere, quelle cioè che oggi non possono permettersi un’auto elettrica?

Il gettito così raccolto andrà invece a costituire un fondo da elargire a chi acquista auto di ultima generazione (e quindi più costose) caratterizzate da basse emissioni inquinanti. A questi ultimi sarà dato un incentivo tra i 1.500 e i 6.000 euro sulla base di 3 fasce di emissioni. Anche in questo caso il contributo finirà nelle tasche dell’acquirente mediante uno sconto sul prezzo di acquisto da parte del venditore che se lo vede rimborsare dalle aziende costruttrici o importatrici del veicolo e lo recuperano come credito d’imposta. Terza domanda: e se il venditore incassa il bonus e lascia invariato il prezzo del veicolo? Come farà l’acquirente a sapere se il corrispettivo versato è già al netto o al loro del bonus visto che l’importo viene erogato non a lui ma al concessionario?


Si tratta di una misura che penalizza le auto utilitarie e chi ha un reddito basso

Marco  Stella,  amministratore  delegato  della  Duerre  di  Maranello, intervistato dal Sole 24 Ore nel giornale di oggi che esce in edicola, ha così commentato la nuova tassa auto 2019: «È un provvedimento elitario, altro che  incentivi all’auto elettrica. Ma quello che è più incredibile,  soprattutto per un Governo come questo, è che siamo in presenza di un Robin Hood al contrario, che toglie ai poveri per dare ai ricchi». Tutto questo, infatti, viene stabilito per incentivare l’acquisto di solo 120mila automobili all’anno che possono ricevere il bonus sulle auto elettriche. A fronte di ciò, a perderci saranno circa un milione di acquirenti. Ultima domanda: perché si toglie a molti per dare a pochi?

Articolo da: laleggepertutti.it

Tariffa unica Assicurazione RC Auto: Padova +15,8% Rovigo +23,4%

Assiconser Assicurazioni

I riferimenti ad una RC Auto più “equa” contenuti nella manovra di bilancio 2019 hanno acceso in questo periodo il dibattito sugli effetti che una tariffa Rc auto (e moto) unica a livello nazionale avrebbe sulle tasche degli italiani.termometro-analogico

Le tariffe assicurative sono infatti molto differenziate sul territorio nazionale e riflettono la diversa “rischiosità ambientale”, ovvero la diversa probabilità di sinistri e frodi in cui può incappare lo stesso conducente circolando con lo stesso mezzo in aree geografiche diverse. Secondo l’Osservatorio Assicurativo di Segugio.it – aggiornato a tutto Settembre 2018 – il best price RC Auto medio nazionale nel secondo semestre 2018 è pari a 446€, con un valore minimo di 297€ a Verbano-Cusio-Ossola e un massimo di 768€ a Caserta.

Sulla base dei dati dell’Osservatorio abbiamo quindi simulato quali sarebbero gli impatti dell’adozione della tariffa unica nazionale per auto e moto in alcune provincie.

Alcuni esempi ricavati dalla…

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RC professionale, obblighi e sanzioni

Assiconser Assicurazioni

Stipulare una polizza di Responsabilità Civile professionale è un passaggio strettamente necessario, a tutela della propria attività e dei propri clienti, per tutti i liberi professionisti iscritti a un albo (fanno eccezione solo i giornalisti).

L’obbligatorietà di questa pratica è stata introdotta dal DPR 137/2012, articolo 5, efficace dal 2013.

Cosa prevede il decreto?
L’articolo 5 del decreto 137/2012 definisce gli obblighi del professionista in materia assicurativa in questi termini:

“Il professionista è tenuto a stipulare, anche per il tramite di convenzioni collettive negoziate dai consigli nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti, idonea assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attivita’ professionale, comprese le attivita’ di custodia di documenti e valori ricevuti dal cliente stesso.”

La regolarità della propria posizione assicurativa deve essere trasparente anche per il cliente, che ha diritto ad essere garantito sotto questo aspetto. Si aggiunge infatti che:

“Il professionista deve rendere noti al…

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Assicurazione casa in crescita: +13% nei primi mesi del 2018

Assiconser Assicurazioni

Italiani sempre più attratti dall’Assicurazione casa: nei primi cinque mesi del 2018 le polizze stipulate sono cresciute del +13% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, soprattutto in previsione dei mesi estivi quando, di norma, molti appartamenti restano incustoditi a causa della partenza per i luoghi di villeggiatura degli occupanti.

Secondo un’indagine di Facile.it commissionata a mUp Research, la paura di subire un furto è infatti il principale motivo del boom delle polizze casa, seguito dal timore di dimenticare finestre o porte aperte e di lasciare il gas aperto. Altri hanno posto l’accento sulla paura che qualche estraneo possa intrufolarsi in casa quando non c’è nessuno, mentre soltanto una piccola percentuale ha risposto di non avvertire preoccupazioni di questo tipo.

Chi opta per la sottoscrizione di un’assicurazione casa generalmente sceglie una polizza multirischio, che tra coperture fisse e garanzie accessorie ha il vantaggio di mettere al riparo l’abitazione da numerosi…

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